Se dopo tutti questi anni c’è ancora il bisogno di scendere in piazza e sfilare, allora è evidente che abbiamo un problema. E non è un problema di chi sfila, ma di un sistema che non ascolta.
La verità è che la richiesta di diritti fondamentali è rimasta per troppo tempo inascoltata da tutta la politica, senza distinzioni:
A destra, dove spesso si preferisce ignorare il tema o liquidarlo frettolosamente.
A sinistra, dove troppe volte queste battaglie sono state usate come bandiere elettorali, per poi essere dimenticate un attimo dopo il voto.
Il risultato? Una frustrazione legittima che, purtroppo, a volte si traduce in manifestazioni percepite come estemporanee ed esibizioniste. Quando le istituzioni creano il vuoto, il rischio è che la provocazione visiva diventi l’ unico modo per farsi notare. Ma dietro il “colore” e gli eccessi che possono dividere l’ opinione pubblica, resta un nucleo concreto e serio: la richiesta di tutele, dignità e uguaglianza che attende ancora risposte reali.
Forse è il momento di superare lo scontro di superficie e pretendere una politica che smetta di fare propaganda e inizi finalmente a legiferare.
Voi cosa ne pensate? Il Pride è ancora uno strumento efficace o serve un cambio per attuare una reale eguaglianza?