Perchè a volte non serve tagliare?

L’ inaugurazione con taglio del nastro e fascia tricolore d’ ordinanza è diventata la forma d’ arte preferita di molti amministratori locali. Una liturgia tanto spettacolare nell’ apparenza quanto drammaticamente distante dalla quotidianità.

La politica della vetrina

Si assiste a una continua narrazione del consenso che punta a trasformare l’ordinario in straordinario. Questa “inaugurite” acuta risponde a una precisa logica di marketing politico: produrre contenuti visivi immediati, perfetti per i social media, che trasmettano un’ idea di dinamismo e presenza sul territorio.

Il problema non è festeggiare una nuova attività, ma il divario strutturale tra la forma delle celebrazioni e la sostanza della condizione socio-economica cittadina:

  • Scollegamento dalle priorità: si celebra l’infrastruttura di facciata mentre i servizi essenziali, dal trasporto pubblico alla manutenzione delle periferie del verde, versano in stato di abbandono.
  • Precarizzazione e povertà: si tagliano nastri in contesti urbani segnati da disoccupazione crescente, emergenza abitativa e impoverimento delle famiglie, trattando la città come un set fotografico piuttosto che come una comunità da sostenere.
  • Assenza di visione a lungo termine: un’opera pubblica ha senso se inserita in un piano di sviluppo e di tenuta sociale, non se usata come spot temporaneo destinato all’ incuria il giorno successivo all’evento.

Quando l’ azione amministrativa si riduce alla ricerca della foto perfetta, la politica smette di risolvere i problemi e si limita a mettere in scena se stessa. Il rischio concreto è quello di creare un solco incolmabile tra le istituzioni e i cittadini, costretti a vivere in una realtà socio-economica complessa che non trova alcuna risposta nei coriandoli e nello spumante di un’ inaugurazione.

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..un pò di audacia..

Non raggiungiamo mai la verità nella sua totalità: è un orizzonte che si sposta a ogni passo. Ma il punto non è mai stato possederla,

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