Il David di Donatello e quel brivido di modernità che sconvolse il Rinascimento.
Se pensate al “David” a Firenze, la mente vola subito al colosso di marmo di Michelangelo. Ma c’è un altro David, scolpito circa sessant’ anni prima, che ha fatto qualcosa di ancora più rivoluzionario. Stiamo parlando del David di Donatello, un’ opera in bronzo che non si limita a celebrare un eroe biblico, ma segna il momento esatto in cui l’ arte occidentale ha ricominciato a respirare la realtà.
Oggi la rubrica Le Forme dell’ Arte vi porta al Museo Nazionale del Bargello per riscoprire un capolavoro fatto di sensualità, segreti politici e un’ incredibile audacia tecnica.
Il primo nudo integrale dal tempo dei romani
Provate a mettervi nei panni di un cittadino fiorentino del Quattrocento. Per secoli, il corpo umano nudo era stato associato quasi esclusivamente al peccato, alla vergogna o alle anime dei dannati nei dipinti medievali.
All’ improvviso, Donatello rompe le regole: fonde nel bronzo un giovane completamente nudo, coperto solo da un cappello stravagante (il tipico petaso dei pastori) e da calzari elaborati che arrivano al polpaccio. È il primo nudo a tutto tondo (cioè isolato nello spazio e visibile da tutti i lati) realizzato dai tempi dell’ Impero Romano. Non si tratta di un’ imitazione accademica dell’ antichità; c’è una carne viva, una morbidezza e una postura che i contemporanei trovarono quasi disorientante.
La forza del David non sta nei muscoli tesi, ma nei contrasti. Donatello sceglie di rappresentare non il momento della lotta, ma il post-combattimento. Il gigante Golia è già stato decapitato e la sua enorme testa funge da basamento per il piede del giovane vincitore.
Se osservate l’ opera da vicino, noterete tre elementi chiave che definiscono il genio di Donatello:
il Controcappato (o Chiasmo): il corpo del David è sbilanciato in un gioco di pesi perfetto. Una gamba sostiene il corpo, l’ altra è flessa e poggia sulla testa del nemico. Questo movimento asimmetrico dà alla scultura una naturalezza e una vitalità mai viste prima.
L’ ambiguità del volto: il volto del David è d’un’ eleganza quasi efebica, fanciullesca, coperto dall’ ombra del grande cappello. Non mostra l’ orgoglio del guerriero, ma una pensosità malinconica, quasi intima.
La contrapposizione delle superfici: il corpo liscio e levigato del ragazzo contrasta drammaticamente con la superficie ruvida, barbuta e decorata dell’ elmo di Golia sotto il suo piede.
Tra politica e mistero: chi era davvero il David?
L’opera fu commissionata da Cosimo de’ Medici per il cortile di Palazzo Medici. Per la famiglia più potente di Firenze, il David non era solo un soggetto religioso, ma un potente simbolo politico. David rappresentava l’ eroe che, pur essendo piccolo e apparentemente debole, riesce a sconfiggere il gigante tiranno grazie all’ aiuto divino. Era la metafora perfetta di Firenze, una repubblica che difendeva la propria libertà contro i grandi stati rivali.
Tuttavia, l’ estrema sensualità della figura e la presenza dei calzari alati hanno spinto alcuni storici dell’ arte a leggere l’ opera sotto un’ altra luce: e se non fosse David, ma Mercurio, il dio romano che decapita il pastore Argo? Questa doppia identità, tra sacro e profano, è proprio ciò che rende la scultura un enigma aperto ancora oggi.
Identikit dell’Opera:
Autore: Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi)
Datazione: 1440 circa
Materiale: Bronzo
Altezza: 158 cm
Dove trovarlo: Museo Nazionale del Bargello, Firenze
Perché ci affascina ancora oggi?
Il David di Donatello ci affascina perché non cerca la perfezione eroica e distaccata. È un eroe adolescente, fragile, reale. Donatello ha avuto il coraggio di liberare il corpo umano dai dogmi del passato, restituendogli dignità, bellezza e un pizzico di provocazione.
Ogni volta che guardiamo questa superficie di bronzo lucido, non stiamo solo guardando una storia antica: stiamo guardando la nascita dell’ uomo moderno.


