San Bartolomeo in Galdo: l’ anima del fortore tra storia, arte e identità sociale
Oggi, 24 agosto, quando le campane risuonano con particolare solennità tra le alture che dominano la valle del Fortore, il pensiero della comunità sannita si rivolge a uno dei suoi centri più suggestivi e ricchi di memoria.
San Bartolomeo in Galdo non rappresenta soltanto una tappa geografica al confine tra la Campania, la Puglia e il Molise, ma si configura come un vero e proprio baluardo culturale ed economico per un’ intera regione storica. La ricorrenza di oggi della festa del patrono, l’ apostolo Bartolomeo, offre l’ occasione ideale per tracciare un ritratto corale di questo borgo, ripercorrendone le radici storiche, il pregevole patrimonio artistico e la viva realtà sociale.
Il comune di San Bartolomeo in Galdo si trova in provincia di Benevento (Campania) ed è il centro più importante della Val Fortore.
La genesi del borgo: tra feudalesimo e vie della transumanza
Le origini di San Bartolomeo in Galdo affondano le radici nel pieno Medioevo, verso il primo trentennio del XIV secolo. La fondazione del centro urbano primigenio nacque da un’ esigenza fondamentale: radunare e proteggere le popolazioni rurali sparse nelle campagne circostanti, continuamente esposte alle scorrerie e alle instabilità del tempo.
Nel 1326 l’abate Nicola da Ferrazzano deliberò la fondazione di San Bartolomeo in Galdo, chiedendone l’ assenso al re di Napoli, Roberto d’Angiò. Nel 1327 fu avviata la ricostruzione del borgo e, dopo il 1497, la popolazione crebbe con l’ aggregazione degli abitanti delle comunità di Santa Maria in Castelmagno, Santa Maria in Ripa e Sant’Angelo in Vico, che vennero distrutti dalle truppe aragonesi, veneziane, mantovane e pasaresi che combattevano contro Carlo VIII di Francia. Inoltre, a partire dallo stesso anno 1497, San Bartolomeo in Galdo divenne la residenza effettiva dei vescovi di Vulturara.
Fu per volontà congiunta dell’ abate del monastero di Santa Maria della Marela e dei signori feudali del luogo che venne avviato l’ accentramento abitativo, dando vita a un castrum ben difeso.
Il toponimo stesso custodisce la doppia anima di questa terra. Se “San Bartolomeo” richiama la profonda devozione verso il Santo scelto a protezione della comunità, la parola “Galdo” trae origine dal termine longobardo wald, che indica il bosco o la selva profonda. Questo riferimento linguistico testimonia la presenza storica di rigogliose estensioni boschive che un tempo ricoprivano le colline e i versanti del Fortore.
«Incastonato sulle alture dell’Appennino fortorano, il borgo è stato per secoli una cerniera naturale tra il Tavoliere delle Puglie e i rilievi molisani, testimone silente del passaggio di greggi, mercanti e pellegrini lungo le vie dei tratturi.»
L’abitato crebbe e fu circondato da mura. Al borgo originario divenuto poi centro storico, si accedeva da cinque porte protette da torri: porta della Croce, porta Vicaria o Portella, porta Murorotto, porta San Vito e porta Provenzana. San Bartolomeo in Galdo fu in possesso dei De Capitaneis, dei Guevara, dei Carafa, dei Ferrante, dei Gonzaga, dei Caracciolo, degli Spinelli e il nucleo urbano si arricchì di palazzi nobiliari.
Nel 1647 il paese partecipò alla rivolta di Masaniello, duramente repressa. Terremoti, epidemie e cattivi raccolti fecero scendere il numero degli abitanti da 567 famiglie nel 1595 a sole 274 dopo la peste del 1656. Nel 1703 fu fondata la chiesa madre del paese.
Nel 1732 fu signore di San Bartolomeo il vescovo di Vulturara. Con la soppressione dell’ordine gesuita (1768) divenne città regia allodiale. Il cardinale Gurtler, confessore della regina Maria Carolina, fece costruire nel 1791 una fontana al centro di piazza Garibaldi (rimossa durante il periodo fascista).
Durante l’ occupazione francese, con il regno di Gioacchino Murat fu abolita la feudalità e furono soppressi numerosi monasteri, le cui proprietà passarono agli abitanti. San Bartolomeo fece parte della Capitanata e con il Regno d’Italia (1861) entrò nella provincia di Benevento, nella quale fu capoluogo del suo circondario fino alla soppressione e aggregazione dello stesso nel 1926 al circondario di Benevento.
Dal 1818, con la soppressione della diocesi di Vulturara, a cui apparteneva dal 1330, entrò a far parte della diocesi di Lucera e dal 1983 alla diocesi di Benevento.
Un elemento cruciale nella storia sociale ed economica locale è rappresentato dal passaggio del Regio Tratturo Lucera-Castel di Sangro. La transumanza non è stata semplicemente una pratica pastorale, ma una vera e propria arteria di civiltà: lungo queste vie d’ erba transitavano idee, usi, canti e prodotti, inserendo San Bartolomeo in un circuito commerciale e culturale di prim ’ordine all’ interno del Regno di Napoli.
Posto all’ estremo nord est della regione Campania, San Bartolomeo in Galdo è uno dei quattro comuni campani (insieme a San Pietro Infine, Mignano Monte Lungo e Lacedonia) il cui territorio comunale confina con due regioni. Si trova al confine con la Puglia e il Molise ed è delimitato dai comuni di Tufara, Foiano di Val Fortore, Castelvetere in Val Fortore, Baselice, Roseto Valfortore, San Marco la Catola, Volturara Appula e Alberona.
Il paese sorge a 597 metri s.l.m. su una collina coperta dì vigneti, uliveti e frutteti, e domina la vallata del Fortore, che poco più a valle, in territorio pugliese e molisano, forma il lago artificiale di Occhito.
Il fiume Fortore, citato da Plinio Il Vecchio nella sua Naturalis Historia come Fertor[6], flumen portuosum nasce dal monte Altieri (888 metri s.l.m.), dalla riunione di quattro ruscelli (il Fiumarelle, il Foiano, il San Pietro e il Montefalcone) che confluiscono in località Facchiano, distante circa quattro chilometri da San Bartolomeo in Galdo.
Il bosco Montauro, situato a nord est del centro abitato alle pendici del monte Taglianaso (lungo il versante interno dei monti della Daunia), è un bosco prevalentemente di querce, ma è presente anche il faggio. Le specie faunistiche presenti sono il cinghiale, la volpe, la faina, il ghiro e il lupo appenninico con 5 esemplari. Tra i volatili si segnala la poiana, il nibbio, il gheppio, il picchio verde, il picchio rosso maggiore e la beccaccia.
Il patrimonio artistico: architettura Sacra e pietra scolpita
Passeggiare oggi tra i vicoli del centro storico, significa addentrarsi in una trama urbana ben conservata, caratterizzata dalla tipica struttura medievale. L’ architettura civile del borgo parla la lingua della maestria artigiana: portali in pietra scolpita a mano contornano gli ingressi dei palazzi storici, recando spesso stemmi araldici o motivi decorativi che raccontano l’ orgoglio delle famiglie nobiliari e borghesi del passato.
Il cuore spirituale e artistico del paese è rappresentato dalla Chiesa Madre di San Bartolomeo Apostolo. Ricostruita e impreziosita in diverse epoche successive, in particolare per riparare i danni dei devastanti terremoti che hanno storicamente interessato l’ Appennino meridionale, la chiesa custodisce al suo interno pregevoli altari marmorei, suppellettili di arte sacra e, soprattutto, la venerata statua del Santo patrono, centro focale dei riti religiosi della giornata odierna.
Presenti anche molte altre strutture religiose e civili di interesse storico.
Le Porte Turrite: nel centro storico medievale si possono ancora scorgere i resti delle antiche mura e delle torri difensive che proteggevano l’ accesso al paese.
La dimensione sociale e le sfide del presente
Oggi San Bartolomeo in Galdo ricopre il ruolo informale ma riconosciuto di “capoluogo” culturale ed economico della Val Fortore. In un territorio segnato da una forte frammentazione geografica e dalla distanza dalle principali arterie stradali, il comune funge da polo di erogazione di servizi essenziali per i paesi limitrofi, come Foiano di Val Fortore, Baselice e Castelvetere in Val Fortore, offrendo istituti scolastici, presidi sanitari e un vivace tessuto commerciale.
L’ economia locale poggia su una tradizione agricola di straordinaria qualità: dalla coltivazione del grano duro sui pendii collinari all’ olio extravergine d’ oliva di eccelsa fattura, sino alle produzioni casearie frutto dell’ allevamento estensivo e del rispetto dei ritmi naturali.
Come molte realtà dell’ entroterra appenninico, anche San Bartolomeo in Galdo si trova ad affrontare la complessa sfida dello spopolamento e della migrazione giovanile. Tuttavia, la risposta della comunità risiede in una straordinaria resilienza identitaria.
La festa di San Bartolomeo del 24 agosto rappresenta a questo proposito molto più di una semplice celebrazione religiosa: è il momento in cui la diaspora fortorana si ricongiunge con la terra d’origine. Centinaia di emigrati ritornano ogni anno per riabbracciare le proprie famiglie, riaffermando un legame viscerale con le radici e dimostrando come il senso di appartenenza a questa comunità rimanga vivo e pulsante a prescindere dai confini geografici.


