L’ Azienda Ospedaliera di Rilevanza Nazionale “San Pio” di Benevento, storicamente e popolarmente identificata nel presidio “Gaetano Rummo”, ha rappresentato per decenni un punto di riferimento insostituibile non solo per il Sannio, ma per l’ intera dorsale appenninica campana e le province limitrofe di Avellino, Foggia e Campobasso.
Fondato su una tradizione di alta specializzazione chirurgica e medica, l’ ospedale Rummo nasceva come presidio DEA di II Livello con l’ ambizione e il compito di garantire prestazioni ad alta complessità, operando da cerniera tra l’ area metropolitana e le zone interne della regione.
Negli ultimi quindici anni, tuttavia, questa struttura simbolo ha subito una parabola discendente di drammatica evidenza. Una sequenza di gestioni economico-finanziarie miopi, condizionate dal rigido regime di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Campania e da logiche di lottizzazione politica, ha progressivamente eroso le fondamenta operative del complesso ospedaliero. Ciò che un tempo era un fiore all’ occhiello della sanità pubblica campana si trova oggi in una condizione di cronica sofferenza: reparti chiusi o ridimensionati, posti letto tagliati, fuga a catena di professionalità mediche d’ eccellenza, liste d’ attesa fuori controllo e un Pronto Soccorso perennemente sull’ orlo del collasso funzionale.
Questo dossier nasce per ricostruire rigorosamente, carte e delibere alla mano, la genesi e le responsabilità di un disastro annunciato. Non si tratta di una mera sequenza di disservizi casuali, ma del risultato diretto di precise scelte d’ indirizzo: dalla rigida spending review imposta dalla dirigenza regionale alla politica dei tagli lineari, fino al disinteresse sistematico nei confronti delle “Aree interne”. Un corto circuito istituzionale che vede corresponsabili tanto la classe dirigente di Palazzo Santa Lucia a Napoli, quanto la rappresentanza politica locale e cittadina, colpevole di non aver saputo porre un argine alla spoliazione del diritto alla salute per la comunità sannita.
LA FUGA DI RISORSE UMANE E IL COLLASSO DELL’ EMERGENZA-URGENZA
Il prosciugamento dell’ organico: dall’ eccellenza al reclutamento d’ emergenza
Il fattore primo e più devastante della crisi strutturale del “San Pio” è rappresentato dall’ inarrestabile emorragia di personale sanitario. Nell’ ultimo decennio, decine di primari, medici strutturati e infermieri d’ esperienza hanno rassegnato le dimissioni volontarie o hanno richiesto il trasferimento verso altre Aziende Sanitarie, strutture private accreditate o presidi fuori regione.
Le cause di questa fuga senza precedenti non risiedono soltanto in questioni salariali, ma in condizioni lavorative diventate insostenibili. Il blocco prolungato del turnover, unito all’ incapacità aziendale di rendere attrattivo il presidio tramite concorsi trasparenti e prospettive di carriera basate sul merito, ha generato un circolo vizioso:
Riduzione del personale in organico per pensionamenti o dimissioni.
Aumento esponenziale del carico di lavoro e dei turni straordinari per il personale superstite.
Burnout generalizzato e conseguenti nuove dimissioni volontarie.
Per colmare vuoti di organico oramai strutturali, la Direzione Aziendale ha dovuto fare ricorso a misure estreme ed economicamente discutibili. Si è passati dall’ impiego dei cosiddetti “medici gettonisti” (reclutati tramite cooperative esterne a costi orari esorbitanti e senza garanzia di continuità assistenziale) all’ emanazione di ordini di servizio per precettare medici di reparti specialistici per la copertura dei turni al Pronto Soccorso. Il risultato è stato un doppio danno: da un lato si è depotenziata l’ attività programmata dei singoli reparti, dall’altro si è affidata la gestione dell’ emergenza-urgenza a personale privo delle competenze specifiche in medicina d’ urgenza.
Il Pronto Soccorso: imbuto della sanità sannita
Il Dipartimento di Accettazione e Emergenza (DEA) del San Pio rappresenta la spia luminosa del collasso gestionale. I dati sull’accesso al Pronto Soccorso mostrano un quadro di costante sofferenza:
–tempi di stazionamento (Boarding): i pazienti, in particolare anziani e soggetti fragili, rimangono in barella all’ interno dei locali del PS per 24, 48 e persino 72 ore in attesa che si liberi un posto letto nei reparti di degenza.
— Carenza di posti letto effettivi: nonostante le dotazioni formali previste dal piano ospedaliero, i posti letto realmente attivi e dotati di personale di assistenza sono sensibilmente inferiori, tagliando le vie d’ uscita dal Pronto Soccorso.
— Aggressioni e contenzioso: l’ esasperazione degli utenti per le attese estenuanti ha trasformato la struttura d’ emergenza in un teatro di quotidiana tensione, portando a frequenti episodi di aggressione verbale e fisica ai danni degli operatori sanitari in turno.
Le responsabilità dirette del fallimento gestionale
La paralisi dell’ emergenza-urgenza non è un evento imprevedibile, ma la conseguenza di una programmazione aziendale fallimentare. La scelta di non investire prioritariamente sul rafforzamento del personale di prima linea, preferendo gestire l’ emergenza tramite delibere d’ urgenza e proroghe di contratti precari, ricade direttamente sulla responsabilità della Direzione Generale e Sanitaria che si è succeduta al vertice del “San Pio”.
Invece di intervenire sulle cause profonde del malessere aziendale, rimodulando l’ organizzazione interna e concertando con la Regione Campania un piano straordinario di assunzioni per le Aree Interne, la governance ha assistito alla progressiva smobilitazione dei reparti chiave, trasformando l’ ospedale di riferimento del Sannio in una struttura incapace di garantire persino i livelli minimi di assistenza in emergenza.
L’ ASFISSIA DELLE AREE INTERNE E LA CENTRALIZZAZIONE REGIONALE
La sperequazione territoriale: il “Napoli-centrismo” della sanità campana
Uno dei nodi strutturali che hanno determinato il declino del “San Pio” è la politica di programmazione sanitaria adottata dalla Regione Campania nell’ ultimo quindicennio. Sotto la lente di un rigido Piano di Rientro dal disavanzo sanitario, la gestione della spesa pubblica è stata improntata a logiche meramente quantitative e contabili, penalizzando in modo sistematico i territori orograficamente complessi come il Sannio e l’ Irpinia.
La ripartizione delle risorse del Fondo Sanitario Regionale (FSR) e l’ assegnazione dei tetti per il personale hanno premiato per anni la densità abitativa dell’ area metropolitana di Napoli e delle zone costiere, ignorando il principio della coesione territoriale. Le Aree Interne, caratterizzate da una popolazione anziana, da tempi di percorrenza elevati e da una rete infrastrutturale carente, sono state trattate alla stregua di periferie residuali.
Squilibrio di finanziamento:
— la quota pro-capite destinata all’ Azienda Sanitaria di Benevento e all’A.O.R.N. San Pio è risultata storicamente inferiore alla media regionale, se parametrata all’ estensione geografica e ai costi fissi per la tenuta dei presidi d’ emergenza.
— Marginalizzazione dei servizi: i tagli lineari imposti da Palazzo Santa Lucia hanno ridotto progressivamente i volumi delle prestazioni ad alta specializzazione erogate a Benevento, trasferendo di fatto il baricentro dell’offerta sanitaria avanzata verso i grandi poli ospedalieri napoletani e salernitani.
Il fallimento del DCA 41/2019 e il presidio di Sant’Agata de’ Goti
L’ emblema della disattenzione istituzionale verso il Sannio è rappresentato dalla vicenda dell’Ospedale “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” di Sant’Agata de’ Goti e dalla mancata applicazione del Decreto del Commissario ad Acta n. 41 del 2019.
Sulla carta, la programmazione regionale prevedeva un’ integrazione virtuosa: il presidio di Sant’Agata de’ Goti, accorpato all’A.O.R.N. “San Pio”, avrebbe dovuto trasformarsi in un polo specialistico di eccellenza per l’ Oncologia e la Riabilitazione, dotato di Pronto Soccorso e reparti di supporto, alleviando la pressione assistenziale sulla struttura di Benevento.
La realtà operativa ha smentito clamorosamente i decreti.
Mancata attivazione dei reparti previsti: il polo oncologico non è mai entrato in funzione secondo le dotazioni e gli organici stabiliti nel DCA 41/2019.
Invece di potenziare il presidio, la direzione aziendale ne ha ridotto le attività, disattivando servizi essenziali e depotenziando l’ operatività del Pronto Soccorso.
Effetto boomerang sul “Rummo”: il mancato funzionamento di Sant’Agata de’ Goti ha riversato l’ intera domanda di salute della Valle Caudina e della Valle Telesina sul Pronto Soccorso del Rummo di Benevento, accelerandone il blocco funzionale e il sovraffollamento.
La piaga della mobilità passiva: una fuga milionaria di risorse
La perdita di fiducia dei cittadini nelle strutture sanitarie locali si traduce in un fenomeno devastante dal punto di vista economico e sociale: la mobilità passiva (i cosiddetti “viaggi della speranza”).
Invece di curarsi presso l’A.O.R.N. San Pio, migliaia di residenti nel Sannio scelgono ogni anno di varcare i confini regionali per accedere a ricoveri e interventi chirurgici presso strutture del Molise, della Puglia, dell’ Emilia-Romagna o della Lombardia.
Conseguenza Politico-Economica per il Sannio
Drenaggio finanziario
La Regione Campania deve rimborsare ogni anno decine di milioni di euro alle Regioni ospitanti; fondi sottratti al bilancio della sanità locale.
Costi sociali per le famiglie
Spese vive di viaggio, alloggio e assistenza a carico dei cittadini sanniti, che pagano le tasse in Campania ma devono trasferirsi altrove per essere curati.
Svalutazione del personale
Deprezzamento del patrimonio professionale dei medici locali, relegati a funzioni burocratiche o di semplice tampone anziché impiegati su casistiche complesse.
La combinazione tra il centralismo regionale di Palazzo Santa Lucia e la passività decisionale dei vertici locali ha trasformato il Sannio in una “terra di conquista” per la sanità privata o extra-regionale, riducendo l’ ospedale di riferimento della provincia a un presidio depotenziato e in affanno perenne.
IL NODO ECONOMICO-GESTIONALE E LE BOCCIATURE UFFICIALI
L’ illusione del pareggio di bilancio: tagli ai servizi invece di efficienza
Negli ultimi anni, i documenti contabili dell’A.O.R.N. “San Pio” hanno mostrato una priorità chiara: il rispetto formale dei vincoli di spesa e del pareggio di bilancio imposto dal Piano di Rientro regionale. Tuttavia, un’ analisi approfondita dei rendiconti consuntivi e delle delibere aziendali rivela che l’ equilibrio contabile non è stato raggiunto attraverso una gestione efficiente delle risorse o un’ ottimizzazione dei processi, bensì tramite una drastica e forzata contrazione dell’ erogazione dei Servizi Essenziali di Assistenza (LEA).
Il contenimento della spesa si è concentrato principalmente sul blocco o rallentamento del turnover del personale e sulla riduzione delle risorse operative per i reparti, producendo un apparente “ordine contabile” a fronte di un dissesto sostanziale delle prestazioni sanitarie.
Sottoutilizzo del “Capitale strutturale”: sale operatorie di ultima generazione e macchinari diagnostici ad alto costo rimangono inutilizzati per interi turni a causa della mancanza di personale tecnico e infermieristico dedicato, trasformando l’ investimento in un costo passivo per la collettività.
Esplosione dei costi indiretti: la scelta di non assumere personale medico in organico ha generato una forte dipendenza dalle esternalizzazioni, da contratti interinali e dai “medici gettonisti”, con tariffe orarie fuori mercato che erodono il bilancio senza strutturare alcuna competenza all’ interno dell’Azienda.
Accantonamenti e contenzioso: le delibere aziendali dedicate alla ricognizione dei debiti e al Percorso Attuativo della Certificabilità dei Bilanci (PAC) evidenziano un costante accantonamento di fondi al “Fondo Rischi e Oneri” per far fronte alle crescenti controversie legali promosse da utenti per malasanità e da dipendenti per straordinari non pagati o mancato rispetto dei riposi compensativi.
I dati AGENAS e il Piano Nazionale Esiti: la condanna dei numeri
L’ inadeguatezza della gestione e la perdita di operatività non sono il frutto di narrazioni politiche di parte, ma sono documentate ufficialmente dai report dell’ AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) e dalle rilevazioni annuali del Piano Nazionale Esiti (PNE) del Ministero della Salute.
Analizzando le performance dell’A.O.R.N. “San Pio”, emergono criticità sistemiche in ambiti assistenziali chiave:
— Ambito Assistenziale —>> Indicatore PNE / AGENAS
Criticità documentata
Area Oncologica Tempi di attesa per chirurgia oncologica –>>Percentuale di interventi eseguiti entro i 30 giorni standard significativamente inferiore alla media nazionale. Chirurgia Programmata—>>>Tasso di utilizzo delle sale operatorie e volumi di attività
Volumi di interventi complessi in costante contrazione; sottoutilizzo delle capacità ricettive per blocco anestesisti e infermieri.
Area Emergenza-Urgenza Boarding (tempo di stazionamento in Pronto Soccorso)
Tempi di permanenza in barella prima del ricovero o della dimissione ampiamente superiori alle linee guida ministeriali.
I dati PNE confermano che il “San Pio” sta progressivamente perdendo la propria vocazione di Hub di alta specializzazione, scivolando verso livelli prestazionali assimilabili a quelli di un ospedale periferico di base, pur conservando la struttura dei costi di un’ Azienda di Rilevanza Nazionale.
Il circuito vizioso dei bilanci e della resa prestazionale
Il modello contabile applicato all’A.O.R.N. San Pio ha generato una spirale da cui l’ Azienda non riesce a svincolarsi.
Taglio dei Costi di Personale: si contraggono le uscite per la forza lavoro diretta per far quadrare i consuntivi inviati a Palazzo Santa Lucia.
Crollo dei volumi di prestazioni: con meno medici e infermieri, si erogano meno ricoveri e meno interventi chirurgici programmabili.
Calo della valorizzazione DRG: riducendo la produzione sanitaria, l’ Azienda riduce la propria capacità di attrazione delle risorse basate sui raggruppamenti omogenei di diagnosi (DRG), impoverendo le future entrate di bilancio.
Preferenza della Sanità privata: l’ incapacità dell’ ospedale pubblico di rispondere alla domanda di salute locale dirotta i pazienti del Sannio verso le cliniche private convenzionate della zona o verso centri di fuori regione, drenando risorse pubbliche campane verso soggetti terzi.
Il bilancio del “San Pio”, dunque, può anche apparire formalmente in regola nei consuntivi trasmessi alla Regione Campania, ma la sua tenuta economica è ottenuta trasferendo l’ intero costo sulla salute e sui portafogli dei cittadini beneventani.
LA RESPONSABILITÀ POLITICA E LA FILIERA DELLE NOMINE
Il peccato originale: la sanità come terreno di occupazione e consenso
La crisi dell’A.O.R.N. “San Pio” non è un fenomeno accidentale o esclusivamente manageriale: è il risultato diretto di un sistema politico che ha considerato l’Azienda Ospedaliera come un bacino di consenso elettorale e una merce di scambio per gli equilibri di potere tra Napoli e Benevento.
Negli ultimi due decenni, le nomine dei Direttori Generali, Sanitari e Amministrativi si sono succedute non in virtù di piani industriali trasparenti orientati alla qualità dei servizi o all’efficienza clinica, ma sulla base dell’ appartenenza politica e della fedeltà ai governi regionali di turno, sia di centro-destra che di centro-sinistra.
Questo meccanismo ha spezzato la continuità amministrativa dell’ ospedale: ogni cambio di giunta a Palazzo Santa Lucia ha corrisposto a un cambio di rotta aziendale, a progetti lasciati a metà e all’ annullamento delle strategie della gestione precedente, affossando la programmazione a lungo termine.
[Accordi Politici Regionali/Locali] ──> [Nomina Vertici Aziendali] ──> [Priorità a Logiche Elettorali e di Spesa] ──> [Discontinuità e Paralisi Programmatica]
L’ era Boccalone (2011-2015) e il nodo della legittimità delle nomine
Un passaggio emblematico delle distorsioni nel sistema di governance dell’ ospedale è rappresentato dalla gestione dell’Avv. Nicola Boccalone, nominato Direttore Generale nel 2011 dalla Giunta Regionale guidata da Stefano Caldoro (centro-destra).
Boccalone, figura d’ area politica con precedenti incarichi amministrativi nel Comune di Benevento ma priva dei requisiti specifici di direzione sanitaria complessa richiesti dalle normative di settore, fu al centro di uno scontro istituzionale sfociato nelle aule giudiziarie:
il pronunciamento della Giustizia Amministrativa: con la sentenza n. 5408 del 2012, il Consiglio di Stato accolse i ricorsi e annullò gli atti di nomina, attestando la mancanza dei requisiti di legge necessari per ricoprire l’ incarico di Direttore Generale di un’Azienda Ospedaliera di Rilevanza Nazionale.
Le conseguenze gestionali: nonostante i rilievi giudiziari e le pesanti contestazioni delle sigle sindacali e dell’ opposizione di centro-sinistra dell’ epoca (guidata a livello locale da Umberto Del Basso De Caro), la stagione Boccalone proseguì in un clima di perenne scontro istituzionale.
Fu il periodo in cui si impostarono i primi tagli lineari e il ridimensionamento della pianta organica del Rummo sotto l’ alibi del rientro dal disavanzo.
La vicenda Boccalone ha dimostrato nei fatti come la classe politica fosse disposta a forzare le norme pur di blindare il controllo sul presidio ospedaliero sannita.
La continuità della lottizzazione sotto la Giunta De Luca
L’ avvento della Giunta Regionale guidata da Vincenzo De Luca dal 2015 in poi non ha invertito la rotta, ma ha consolidato un modello di gestione verticistico e accentrato:
–la stagione delle Direzioni Generali da Pizzuti (2016 – 2019), Ferrante a Morgante (2022-in carica) : i vertici strategici che si sono avvicendati, da Renato Pizzuti a Mario Ferrante, fino alla gestione di Maria Morgante, hanno risposto prioritariamente alle direttive politiche napoletane di contenimento formale della spesa e rigida aderenza ai vincoli di bilancio, a scapito dell’erogazione dei LEA nel Sannio.
Premiazione delle fedeltà anziché dei risultati: nonostante i dati impietosi dei report AGENAS, i blocchi del Pronto Soccorso e le continue proteste di medici e cittadini, la governance aziendale ha beneficiato di riconferme e rinnovi d’ incarico (come la riconferma della Direzione Generale con atti regionali e aziendali tra il 2024 e il 2025). Il rispetto degli obiettivi contabili imposti da Napoli ha prevalso sulla valutazione della qualità dell’ assistenza offerta alla popolazione beneventana.
La responsabilità della classe politica cittadina e provinciale
Se le decisioni strategiche sono state prese a Palazzo Santa Lucia, la classe dirigente di Benevento, sindaci, consiglieri regionali del territorio, parlamentari ed esponenti delle istituzioni locali, porta una corresponsabilità morale e politica primaria per la situazione attuale.
Subordinazione ai partiti regionali: gli esponenti politici locali hanno storicamente preferito tutelare le appartenenze di partito o le alleanze di governo piuttosto che fare fronte comune nell ‘interesse esclusivo del territorio.
Incapacità di fare rete: non si è mai strutturato un tavolo permanente delle autonomie locali per opporsi con forza ai Decreti di riordino che penalizzavano le Aree Interne.
Mancanza di vigilanza sulla Conferenza dei Sindaci: gli strumenti di controllo e proposta spettanti agli amministratori locali sulla gestione sanitaria aziendale sono stati ridotti a meri passaggi burocratici o a passerelle elettorali, senza mai incidere sulle scelte di bilancio e di programmazione dell’A.O.R.N. “San Pio”.
La condizione pietosa in cui versa l’ ospedale di Benevento è il prodotto finale di questa catena di complicità: una Regione che usa la sanità come strumento di potere centrale e una classe politica locale che ha barattato il diritto alla salute dei propri cittadini in cambio di equilibri di piccolo cabotaggio.
LE RESPONSABILITA’ e LA PIATTAFORMA PER IL RILANCIO
Sintesi delle responsabilità: l’ anatomia di un disastro politico-gestionale
Il percorso analizzato lungo questo POST dimostra che la crisi dell’A.O.R.N. “San Pio” non è frutto del destino né di una congiuntura economica ineluttabile. È il risultato preciso di una filiera di responsabilità multilivello che ha barattato il diritto alla salute dei cittadini sanniti in nome di logiche di potere e tagli contabili:
La Giunta e la Bucrazia Regionale (Palazzo Santa Lucia): Colpevoli di un’ impostazione “Napoli-centrica” che ha trattato le Aree Interne come territori marginali, drenando risorse verso la costa e lasciando disattesi i decreti di riassetto come il DCA 41/2019 per il presidio di Sant’Agata de’ Goti.
Le Direzioni Generali e Sanitarie dell’A.O.R.N.: Colpevoli di aver privilegiato un formale quanto illusorio pareggio di bilancio a scapito dell’erogazione dei LEA. La gestione ha collezionato bocciature dai report AGENAS, ha sprecato risorse nell’ esternalizzazione dei servizi e nell’uso dei medici gettonisti, e non ha saputo frenare l’ emorragia di professionisti d’eccellenza.
La classe politica cittadina e provinciale: colpevole di una sostanziale subalternità. Gli amministratori e i rappresentanti del territorio hanno fatto prevalere le logiche di partito e di fazione anziché fare fronte comune per difendere l’ ospedale della propria comunità.
Piattaforma di rilancio: 5 Azioni concrete e indifferibili
Per strappare l’ Ospedale “Gaetano Rummo” dal declino e restituirgli la dignità di presidio di alta specializzazione, occorre una svolta radicale basata su misure chiare e misurabili:
[Defiscalizzazione Aree Interne] ──> [Sblocco Straordinario Turnover] ──> [Attuazione DCA 41/2019] ──> [Trasparenza Nomine e Audit AGENAS]
- Piano straordinario di assunzioni e incentivi per le Aree Interne
Deroga ai tetti di spesa: indire immediatamente concorsi pubblici dedicati per medici d’ urgenza, anestesisti, chirurghi e infermieri.
Incentivi per le sedi disagiate: introdurre indennità economiche aggiuntive, punteggi maggiorati per le carriere e facilitazioni abitative per i professionisti che scelgono di prendere servizio nelle strutture sanitarie delle zone interne.
Stop ai medici gettonisti: eliminare progressivamente l’ esternalizzazione dei turni di Pronto Soccorso.
- Esecuzione Immediata del DCA 41/2019 (Polo Sant’Agata de’ Goti)
Piena operatività del “Sant’Alfonso”: attivare realmente i reparti oncologici e di riabilitazione previsti dal decreto regionale a Sant’Agata de’ Goti.
Decompressione del Pronto Soccorso del “Rummo”: ridistribuire i flussi di emergenza della Valle Caudina e Telesina sul presidio caudino, riducendo drasticamente il fenomeno del boarding (attese in barella) a Benevento.
- Riorganizzazione del Dipartimento di Emergenza (DEA)
Separazione dei percorsi e posti letto dedicati: creare una corsia preferenziale di ricovero diretto dai reparti per azzerare le stasi superiori alle 24 ore in Pronto Soccorso.
Trasparenza dei tempi d’ attesa: installare monitor informativi pubblici sulle disponibilità dei posti letto e sui tempi effettivi di presa in carico per classe di rischio.
- Spoliticizzazione delle Nomine e Audit Indipendente
Meritocrazia nelle Direzioni Aziendali: vincolare la conferma o la rimozione dei Direttori Generali e Sanitari non ai bilanci contabili, ma agli indicatori clinico-assistenziali del PNE (Piano Nazionale Esiti) dell’ AGENAS.
Commissione d’ Inchiesta Terza: istituire un tavolo di monitoraggio indipendente composto da rappresentanti dei medici, delle associazioni dei pazienti e dei sindaci del territorio per vigilare sull’ attuazione delle delibere e sull’ impiego dei fondi pubblici.
- Abbattimento delle liste d’attesa e azzeramento mobilità passiva
Uso intensivo delle technologie e sale operatorie: estendere l’ orario di utilizzo dei macchinari diagnostici (TAC/RM) e delle sale operatorie anche nelle fasce pomeridiane e serali, impiegando personale adeguatamente remunerato.
Recupero della fuga sanitari: trattenere i pazienti sanniti sul territorio tramite convenzioni di alta specializzazione con centri di ricerca universitari regionali e nazionali, riducendo i milioni di euro persi ogni anno in mobilità passiva.
Un dovere morale per il Sannio
Il “San Pio” non è una semplice struttura burocratica: è la garanzia fondamentale che separa la vita dalla morte per oltre duecentomila cittadini. Continuando sulla strada del ridimensionamento e dell’occupazione politica, il rischio reale è la definitiva desertificazione sanitaria del territorio.
È il momento che le istituzioni, la politica locale e la società civile ritrovino lo scatto d’ orgoglio necessario per esigere la restituzione di una sanità pubblica, efficiente e dignitosa.

